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interview ISSN 2175-6708

abstracts

português
Cherubino Gambardella é arquiteto e professor em Nápoles. Realiza edifícios, espaços urbanos e instigantes desenhos. Escreveu dez livros com sua teoria. Protagonista na produção italiana contemporânea, através do específico napolitano chega à novidade.

italiano
Cherubino Gambardella é nato a Napoli. Progetta e realizza architettura, interni, spazi pubblici, ed anche suggestivi disegni. Ha scritto dieci libri dove espone le sue teorie. Propone un approccio visionario a partire dalla specificitá della sua cittá.

how to quote

HESPANHA, Sérgio; CALABRESE, Federico. Cherubino Gambardella. Architettura Italiana contemporanea: tra disegno e progetto. Entrevista, São Paulo, dates.year 15, n. 057.03, Vitruvius, dates.feb 2014 <https://vitruvius.com.br/revistas/read/entrevista/15.057/5050/it>.


SH / FC: In che aspetti esisterebbe una indipendenza tra “fabulazione” nel disegno e idea progettuale (nel caso di distinguo tra le due)?; o se discordi dall’espressione “fabulazione”, di che si tratta quando ti liberi dalle riposte a questioni programmatiche e tecnologiche o anche estetiche?

CG: La fabulazione nel disegno esiste, non si pone i limiti del buon gusto ma è fondamentale perchè è uno sterminato accumulatore di tracce. Da un piccolo dettaglio di un disegno fabulatorio può nascere un edificio molto importante oppure una familiarità con una famiglia di segni non ancora perlustrati.

SH / FC: Come vedi questa relazione disegno (come illustrazione, più libera dalle questioni tecniche) e progetto? anche al di là della tua esperienza progettuale.

CG: Non mi interessa molto il disegno come illustrazione, mi piace quando è prova, autobiografia, definizione di campo poetico, preludio alla costruzione e cioè quando serve a qualcosa d’altro e per questo poi serve a se stesso ed è veramente autonomo, mai ancillare.

SH / FC: Difenderesti ( a partire dalla tua esperienza?) un uso generalizzato di questo tipo di disegno? ( in ambito insegnamento, per esempio).

CG: Difenderei tutte le forme del disegno, dal rilievo conoscitivo a quello più visionario perchè specialmente oggi è importantissimo perlustrare  e fare buoni incontri. Diversamente si resta legati a un digitale sempre meno usato con personalità e ricerca. In un clima di richiamo all’ordine ora tutti fanno disegni al Cad in bianconero con assonometrie bicromiche dimenticando tutto il resto.

SH / FC: Come vedi questi disegni rispetto all’uso massificato di tecniche di rappresentazione della forma architettonica di cui disponiamo oggi e che crescerà nel futuro?

CG: Sono –appunto- guide rapide per modificare e spingere in avanti gli strumenti del digitale.

SH / FC: Cosa il disegno ti permette di fare nel tuo processo progettuale?

CG: Provare, riflettere, rafforzare un’idea e sentirne uno strano e inebriante sapore. Il sapore di quando ti sembra che tutto stia andando a segno quasi per magia.

SH / FC: L’uso di questo disegno, più libero, viene dalla tua formazione?

CG: Direi dal mio carattere non dalla formazione, la formazione non c’entra col disegno il disegno è come le idee: fa parte del registro del talento con buona pace della moralistica divisione di Colin Rowe tra talento e idee.Le idee in architettura vengono dalla pancia e non dalla testa.

SH / FC: Hai avuto qualche influenza? Di chi? Come si è sviluppato negli anni  (uso del disegno)? -Identificheresti l’uso del disegno con l’importanza di una certa architettura italiana? -Se fosse cosi, vedi una relazione tra uso del disegno e il peso della tradizione e del patrimonio architettonico italiano?

CG: Ho guardato a molti da Hejduk a Purini, da Rossi a Cantafora, da Asnago e Vender a Caccia Dominioni, da Capobianco a Stirling, da Woods a Testa ma poi ho sempre fatto da solo senza che una sola ombra di quello che ho guardato si riflettesse meccanicamente in quello che faccio.

Direi che tutto il novecento è attraversato da architetti italiani che sono stati anche grandi disegnatori

Si ma in senso positivo e cioè di un uso contemporaneo presente delle fonti senza retorica e passatismo.

SH / FC: I tuoi disegni sembrano avere, allo stesso tempo, qualcosa della illustrazione di un desiderio (sogno) e qualcosa di come realizzarlo, introducendo alcuni dati concreti di un progetto di architettura. Sei daccordo, che sono disegni di un architetto che progetta e non di un architetto di formazione, ma che fa illustrazioni? -Puoi spiegare meglio questa relazione desiderio-realizzazione nel tuo processo progettuale? E che relazione esisite tra questo disegno e la espressione “ visionário” che usi spesso. (è differente che utopia, vero?)

CG: Non sono disegni celibi io non ho mai amato cose che non mi vedessi davanti agli occhi come frutto di una immaginazione concerta.

L’utopia è un diritto democratico delle persone, un diritto di vedere il mondo perfetto. Un diritto, però,  non sempre è tutelato anzi spesso non lo è, la visionarietà è invece quella parte concreta dell’utopia , quella dimensione indomita che si può e si deve pensare di poter costruire per riscattare il presente dalla sua tristezza.

SH / FC: Ci sono degli aspetti specifici di questo disegno visionario  che entrano gia nelle soluzioni progettuali?

CG: La drammatizzazione del volume e la spinta oltre ogni misura di alcuni temi quali ombre, colori, sagome. In questo periodo sono molto affascinato dal monocromo.

SH / FC: Nei tuoi disegni esiste qualcosa, e in che misura, che insinua o introduce le tue teorie?

CG: La bellezza democratica e cioè la bellezza imperfetta che non è la qualità diffusa ma una sorta di anarchia secondaria e imprecisa , assieme al regionalismo visionario che è la carica immaginifica derivante non dall’osservazione e dallo studio dei luoghi ma dalla libera interpretazione di quanto si è già raccontato di loro rientrano ferocemente nei miei disegni chiarendosi come concetti attraverso la stesura grafica ben prima di quella sciritta.

SH / FC: Che relazioni giudichi essere interessanti tra architettura e urbanistica, tra costruzione e citta’?

CG: La semplicità di enunciato e la complessità di vita nel momento in cui quello che enunci deve fare i conti con la realtà arricchendosi molto. 

SH / FC: Questa relazione come è presente nei tuoi progetti?

CG: Metto molto dentro, poi levo quasi tutto e alla fine misuro e condiziono quello che faccio con la realtà dovo lo faccio. Alla fine c’è sempre una strana familiarità anche estranea e altera  a volte che mi piace.

SH / FC: I tuoi progetti hanno una relazione con le “scuole e con i maestri italiani? Quali? Come ? Perchè?

CG: Hanno sempre avuto l’ambizione di fondare una scuola italiana basata sulla nobilitazione delle forme comuni anche quelle reiette della speculazione edilizia e quindi, pur connotandosi come un lavoro di nicchia hanno sempre avuto una loro autonomia concettuale.

SH / FC: Cosa pensi (in assoluto ed in realzione ai tuoi lavori) dei temi sviluppati da alcuni autori (che sembrano avere una relazione importante su progetto, storia, “scrittura su un testo già scritto”,  o un “registro visionário, como manifestazione dell’ esistente, “ senza demolire” , come sembra emergere dalle tue consideranzioni su Napoli). Complexity and contraddiction e Learning from Las Vegas( 1965, 1968, Venturi); Collage City ( 1975, Rowe e Koetter); Contextualism:urban ideals and deformations (1971, Tom Schumacher);  Architettura figurativa ( 1982, Michael Graves); Regionalismo Critico (Tzonis, Lafaivre ,1981 Frampton, 1985).

CG: Grandi maestri riferimenti assoluti ma oggi ci vuole più imprudenza.

SH / FC: Quale sarebbe  e como stabilire, nel progetto, i limiti tra i due estremi: non eccedere nella ricerca affannosa di futuro o non eccedere nella fissità del presente?

CG: Il presente non è fisso è immenso impresidiato e offre una sterminata serie di opportunità

SH / FC: Esiste relazione tra “Agitare prima dell’uso”, “Scrivere su una scrittura interrotta” e Complexity and contraddiction di Venturi?

CG: Si, nel piegare alle proprie azioni la forza della complessità.

SH / FC: La tua architettura e’ “eclettica” (direi) “sincretica”? Se nelle sue premesse difendi il presente piu`che il futuro,vorrebbe dire che avbrebbe qualcosa del passato piu che del futuro?

CG: Non so, comunque è eclettica perchè lavora a qualsiasi scala e in qualsiasi ambito e subisce la “simpatia” dei luoghi e la loro dimensione visionaria, comunque alcuni tic e alcune mosse ricorrenti da sempre me la fanno riconoscere in qualunque caso come mia.

SH / FC: Come relazionarsi, quindi, con la storia?; quando si comincia il processo progettuale, si puo’ non cosiderare la dimensione passata ne un futuro, che non puo’ essere troppo corto, gia solo per il fatto che l’architettura e’ un processo che conivolge risorse economiche importanti?

CG: Io cerco di costruire cose connotate , cose forti e generose ma cose che lasciano sempre lo spazio di una riscrittura. Qualche anno fa ho completato una ossatura di tre livelli in cemento e ne ho fatto un ediifcio tutto dipinto d’oro con un plotone di bugne che facevano ombra alla facciata ospitando ripostigli docce , locali impianti etc. Immagino sempre  che questo edificio sarebbe encora più interessante se fosse sopralzato da un’altro autore. Il tempo futuro è la variabile di un’altra scrittura che obbligherà al confronto con me un’altro architetto.  

SH / FC: Perche il tuo regionalismo sarebbe visionario? ( le avanguardie furono associate a un carattere visionário) che differenza tra visionario e utopico?

CG: Perchè mi piace forzare una tipicitá di un luogo e ripeterla diecimila volte.

Nella ripetizione c’è un effetto incalcolabile di smisuratezza. La tipicità non è che una convenzione e per questo come tutte le convenzioni è una visione ,una ubriacatura, una cosa bella che tocca a noi far permanere . L’utopia è una immagine esatta e sintetica quasi chimica . L’utopia si dirige verso una forma di  giustizia che è un diritto ma diventa inapplicabile.

SH / FC: Il tuo regionalismo supera la critica e si fa visionario mantenendo qualche relazione con il contestualismo?

CG: Solo se i contesti sono narrati, il racconto è molto più stimolante della realtà.

SH / FC: Critichi la triade vitruviana. Pero’ se prendiamo la triade nella sua essenza, non sarebbe abbastanza utile per esempio rispetto all’insegnamento del progetto di architettura? ( Utilitas, come programma, Firmitas come aspetto tecnologico-costruttivo e Venustas come valore estetico); se considerassimo la triade, in questo modo, il suo significato puo’ variare perche’ la usiamo come valore assoluto, atemporale e fondamentale, sei daccordo? Pensi che davvero la triade oggi e’ irrealizzabile e superata?

CG:  Oggi nei sud poveri dove lavoriamo lo spazio lo decide il committente, le strutture sono date da ingegneri che non si mettono più in gioco davanti a nulla. La nostra scommessa venturiana, degna, etica e visionaria é lavorare come colti scenografi facendo del make up negli spazi abbandonati ed in quei tre o quattro metri di spessore della facciata, sporti compresi.

SH / FC: Come vedi la possibile relazione, come minaccia, (o no), tra la Bellezza Democrática e una specie di “cattura”, di questa bellezza, da parte di un industria del gusto, piuttosto che di una industria culturale e nello specifico di una industria legata alla speculazione immobiliaria?

CG: Bisogna ingannare la speculazione immobiliare perchè faccia cultura senza accorgersene.

Panóptico
Cherubino Gambardella

Panóptico
Cherubino Gambardella

SH / FC: Dove esiste una maggiore apertura, esisite anche un rischio maggiore, che si puo’ trasformare in una negazione di questa apertura “democrática”, se questa e’ catturata dal potere; tra la speranza e la paura dove starebbe il  giusto punto di mezzo?

CG: Nella capacità di ingannare il potere con la cultura.

SH / FC: Nella ricerca di premesse e concetti teorici che alimentano il pensiero che sta dietro al progetto architettonico,come vedi, la attitudine dell’architteto oscillante sempre tra essere piu’ autonomo e personale o piu’ introdotto e universale? L’architetto deve essere piu’ propositivo prima ( teoria, testo) o dopo ( con il progetto e la sua forma)?

CG: Deve essere capace di capire quando e dove applicare la forza a volte prima e a volte dopo . Deve comunque essere propulsivo a tutti i costi.

SH / FC: Come vedi la relazione tra architettura e virtuale e come ti collochi in questo quadro di cambiamenti piú recenti? Considerando come referenza, per esempio, quello che Picon dice sul impatto potenziale del mezzo digitale e del progetto assistito sulla materialitá dell'architettura.

CG: Uso il virtuale quando mi serve sono molto laico in questo.

SH / FC: Nello specifico, come si inserisce nel tuo processo progettuale, con il disegno, l’emergere di questa virtualizzazione?

CG: Dopo una riunione di schizzi comincio a verificare la stesura in due dimensioni , se quadra faccio fare un tridimensionale e poi torno a schizzare su una stampa di prova.

SH / FC: Con l’uso di queste nuove tecnologie, in cui sembra che il progetto si avvicina al disegno industriale; (parametrizzazione e “prototipazione”)come vedi le relazioni tra architettura e luogo ,storia e  memoria?

CG: L’architettura parametrica è orribile e poco interessante erano belle solo delle esercitazioni di Gregg Lynn quindici anni fa.

SH / FC: Le nuove tecnologie superano e rendono invalida la triade vitruviana?

CG: La tirade vitruviana l’ha fatta secca la questione delle abitazioni . La necessità di alloggiare in condizioni degne ha sacrificato l’unicità dell’architettura e i suoi equilibri portando nel registro convenzionale firmitas e utilitas

SH / FC: Esistono relazioni tra l’architettura intesa come “campo ampliato” (Vidler) e le tue teorie?; penso a “agitare bene prima dell’uso, scrivere su una scrittura interrotta e regionalismo visionairo, in cui c’è una apertura, almeno nelle premesse, alla complessita’, alla contaminazione, alla forma versus sostanza.

CG: Forse nella natura contaminata e perturbata di questo fare scenotecnico come architettura. Ma anche disegnare una pianta convenzionale è ricerca tutto sta nel non fidarsi degli occhi ma nell’essere un po’ creduloni.

SH / FC: Pensando alla tue teorie e al tuo processo di progetto-rappresentazione, quali sono i “limiti” discplinari dell’architettura?

CG: L’architettura non è giustizia o redenzione è diffusione di una bellezza possibile attorno a noi.

Depois da cidade genérica
Cherubino Giambardella

Ataque de massa
Cherubino Giambardella

SH / FC: In che misura le tue teorie e il tuo processo progettuale si circoscrivono alla realtà e ai limiti italiani e napoletani ( in relazione, per esempio al grande patrimônio costruito e naturale che  andrebbe preservato- se lo compariamo a quello che succede in Brasile)? -L’architetto puo’ e/o deve poter attuare independentemente dal luogo nel quale si è formata la sua visione del mondo, la sua autobiografia? O quest’ultima, è solamente il tuo modo di vedere e intendere, anche se si tratta di realta`molto differenti? Se dovessi fare un progetto in Brasile, la tua autobiografia che peso avrebbe? Come vedi questo  rispetto a un possibile appiattimento della cultura, soprattutto con il livello che hanno raggiunto i nuovi mezzi di comunicazione?

CG:  Io credo che vadano bene per qualsiasi posto purché si tenga un atteggiamento attento al dare delle risposte. Poche demolizioni, molte rimesse in gioco, grandi riscritture insomma la costruzione non si butta mai via e la natura si rispetta. Demolire comporta rifiuti e costi dove mettere tutte queste macerie?

Sono stato a Rio da ragazzo, ho letto autori brasiliani e visto josephine e corbu insieme credo che mescolando quello che conosco a quello che sono potrei immaginare una architettura per il Brasile che ne abbia un’ombra ideale piuttosto forte.

SH / FC: Come confrontarsi oggi (specialmente in Italia) con il peso della tradizione di una teoria critica dell’ architettura e con il peso e la possibilita’ di un possibile ritorno- in qualcche modo- a quello che potremmo intendere come “storicismo” ?( Tafuri, Rossi, piu’ il peso di un patrimonio milleniario).

CG: Mi piace appiattire tutto su un piano bidimensionale e certo non vorrei perdermi l’occasione di lavorare concettualmente sul passato prossimo dell’architettura ma solo a condizione di considerarlo un presente esteso in cui convivano anche altri generi per così dire letterari.

Procida e budelli senza fondo
Cherubino Gambardella

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